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Mal dell’esca e malattie del legno: soluzioni moderne ad un antico problema

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Martedì 18 maggio

Capire e gestire il mal dell’esca e le malattie del legno

Olivier Viret, Istituto Agroscope Changins-Wädenswil

Le malattie del legno causano importanti danni in tutte le regioni vitivinicole del mondo. Le specie fungine isolate da piante sane e da piante con sintomi del Mal dell’esca sono quasi le medesime, ma differiscono dalle comunità fungine delle barbatelle. Nel territorio svizzero, i funghi patogeni descritti nel Mal dell’esca, nel Black dead arm, nell’Eutipiosi e nell’Escoriosi sono presenti sia nelle viti con sintomi fogliari che nelle piante sane campionate negli stessi vigneti.

Nelle piante colpite il flusso linfatico è fortemente alterato, come conseguenza della presenza di funghi che colonizzano i vasi conduttori, ma anche a causa di ferite o di stress legati al clima o alla tipologia dei suoli.

La lotta diretta contro le malattie del legno rimane difficile per l’assenza di fungicidi efficaci e la difficoltà di penetrazione all’interno del legno dei principi attivi. La prevenzione è attualmente l’unico approccio per limitare l’impatto delle malattie del legno, in particolare, è opportuno porre attenzione alla dimensione delle ferite da potatura in quanto direttamente correlata con la porzione di legno secco che si viene a formare nel tessuto sottostante. Esperimenti con barbatelle inoculate con micorrize e/o funghi antagonisti del genere Trichoderma devono ancora dimostrare i loro effetti a lungo termine.

Gli studi sulle malattie del legno devono integrare numerosi parametri come la sensibilità varietale agli stress climatici, il tipo di portainnesto, la gestione del suolo e dell’acqua, la vigoria, ed infine la potatura. Pare che certe forme di allevamento come la pergola trentina o la “bellussera”, mostrino una minore incidenza delle malattie del legno, forse perché maggiormente rispettose del naturale portamento lianoso della pianta. Simili osservazioni sono state fatte in Francia, nella regione della Champagne, con il sistema di potatura del tipo “chablis”, in cui fino a quattro tronchi per vite vengono regolarmente ringiovaniti.

 

Il mal dell’ esca dal punto di vista della vite: la parola alle varietà!

Elisa De Luca, Vivai Cooperativi Rauscedo

Il mal dell’esca della vite è un complesso di malattie la cui eziologia ed epidemiologia non sono ancora state completamente chiarite. Nella bibliografia scientifica grande attenzione viene dedicata allo studio delle comunità fungine potenzialmente coinvolte nella manifestazione dei sintomi a carico degli organi perenni e della chioma, attribuendo spesso un ruolo marginale al contributo fornito dal genotipo del vitigno e/o del portainnesto allo sviluppo della malattia. Ad oggi non si conoscono varietà resistenti al mal dell’esca, tuttavia, a parità di condizioni pedoclimatiche, alcune varietà manifestano una minore suscettibilità alla malattia, che si traduce, in alcuni casi, nella quasi totale assenza di sintomi per periodi anche di decenni. Durante il webinar verranno presentati alcuni dei risultati più significativi, frutto del monitoraggio che i VCR conducono già a partire dal 2006 nei vigneti siti presso il Centro Marze VCR di Fossalon di Grado (GO), su una superficie di 136 ettari, che ospita più di 800 varietà di uva da vino, da tavola e portainnesti. Tali vigneti sono stati realizzati con barbatelle di categoria “base”, che corrisponde al più alto livello sanitario attribuito al materiale di propagazione viticola, conformemente ai rigidi protocolli Comunitari e Nazionali. Il Centro Marze VCR di Fossalon è situato a 3 Km dal mar Adriatico, su terreni precedentemente destinati a seminativo, in posizione isolata rispetto ai più vicini impianti vitati.  I risultati dei monitoraggi condotti da decenni presso questi impianti sostengono la tesi che, in uno stesso ambiente di coltivazione, il genotipo riveste un ruolo cruciale nell’eziologia del mal dell’esca, indipendentemente dal tipo di innesto e dal clone adottati: restituiamo all’ospite il suo giusto peso, nella piramide della malattia.

 

Le innovazione della ricerca per la caratterizzazione, prevenzione e cura della sindrome dell’esca

Luca Nerva, CREA Conegliano Veneto

Mal dell’esca: nuove prospettive e strumenti innovativi dal mondo della ricerca

Negli ultimi anni diversi studi hanno proposto soluzioni innovative per la lotta al mal dell’esca, con particolare attenzione sia alla cura che alla prevenzione della sindrome. Il CREA-VE di Conegliano (TV), in collaborazione con i Vivai Cooperativi Rauscedo, sta sviluppando una serie di linee di ricerca sul tema. In tal senso, è stata attivata una prima sperimentazione che riguarda il trattamento della vite attraverso l’applicazione di una tecnologia di ultima generazione definita come RNA interference, per indurre una risposta di difesa nella pianta. Una seconda linea di ricerca ha invece visti coinvolti oltre ai Vivai Cooperativi Rauscedo e il CREA-VE, l’Università di Parma, con cui sono state sviluppate alcune nuove molecole a base di acido jasmonico. Tali molecole sono state saggiate per la loro capacità di rallentare la colonizzazione dei tessuti legnosi da parte dei funghi coinvolti nella sindrome dell’esca. I primi risultati hanno dimostrato che sia attraverso l’RNA interference, che utilizzando una delle molecole a base di acido jasmonico, è possibile bloccare la crescita dei funghi nei tessuti delle piante colpite da mal dell’esca. Approfondimenti per comprendere al meglio le risposte fisiologiche e molecolari, insieme ad un’analisi volta a definire quale impatto queste tecnologie hanno sulla microflora endofita sono attualmente in corso.